Più di 6 mesi, quasi 500 km…

Per raggiungere Dakar dalla Casamance ci sono tre possibilità: via terra, superando la frontiera del Gambia, lo Stato che come un cuneo si insinua nella parte sud occidentale del Senegal; via aereo con un breve volo interno e via mare, una soluzione poco praticata dagli abitanti della Casamance dopo l’affondamento della nave Le Joola che causò la morte di circa 1900 persone.

Tre opzioni e una certezza: Raymond doveva avere un documento di identità.

Quello che in Italia risulta essere un iter semplice e codificato, in Senegal ha previsto tempi lunghissimi, scanditi da continui rinvii, appuntamenti mancati e centinaia di telefonate. Raymond necessitava non solo della carta di identità,  ma anche del certificato di nascita, non essendo il bambino mai stato registrato all’anagrafe.

In un contesto in cui il cartaceo prevale ancora sul digitale, la scarsità di risorse umane negli uffici pubblici ne comporta la chiusura per ogni malattia, matrimonio e funerale, portare a termine una pratica burocratica prevede spesso templi biblici. Alle criticità ambientali si aggiungono poi i problemi familiari: se per un genitore italiano ottenere i documenti di identità del figlio è una pratica veloce e poco complicata, lo stesso non può dirsi per i genitori senegalesi. Spostarsi dai villaggi per raggiungere la municipalità più vicina comporta spese di viaggio, ore e ore di attesa per il disbrigo delle pratiche e la perdita di salari giornalieri cui le famiglie non possono rinunciare. 

Per Raymond la situazione era ulteriormente complicata dal fatto che necessitava di un documento che delegasse Robert a raggiungere Dakar con il bambino e lo autorizzasse ad accompagnarlo alle visite mediche facendo le veci dei genitori, impossibilitati a rinunciare al lavoro e impegnati nella cura degli altri figli.

Dopo più di 6 mesi di infiniti spostamenti e innumerevoli appuntamenti tra gli uffici di Ziguinchor e Djembereng, i documenti erano pronti e Raymond e Robert avrebbero finalmente raggiunto Dakar.