Mariaiva: oggi siamo al “post de santè” di Ossuye.
Qui, sono arrivati per le visite alcuni bimbi con disabilità e quelli che sono in carica all’associazione per gravi patologie.
C’è il fisiatra pagato dall’associazione, che con dolcezza e pazienza, si prende cura di loro. Vedere in che condizioni igieniche stanno questi posti e la scarsità di strumenti per la fisioterapia… fa stringere il cuore.
Alcune mamme, che aspettano nel buio corridoio, hanno più figli con sé, uno sempre legato sulla schiena con la fascia di stoffa. Sono le donne a mandare avanti tutto, sono la forza vera delle comunità e la disabilità qui è una tragedia.
C’è anche un bimbo uguale ad un mio alunno, che non c’è più. Stesso sorriso, stesso modo di cercare a fatica di entrare con me in contatto con le mani. Quanti ricordi di affetto ed inclusione, di attività programmate, di rete di specialisti, insegnanti ed accudienti. Qui è impensabile poter contare su tutto questo. La mamma lo siede su una carrozzina dell’associazione. Ha tre figli, il più piccolo sulla schiena, il mezzano che scalpita per muovere i suoi primi passi. Non so come la mamma riesca a portarlo con sé. Intanto una bambina down gli sta vicino, lo coccola. Le ho fatto vedere come asciugargli la bava e lei mi sorride quando lo fa ed è gratificata dai miei “trés bien”.
Faccio passeggiare un piccoletto, avrà sì e no 3 anni, che si picchia la testa da solo e striscia per terra, per dare un po’ di sollievo alla madre che ha un altro piccolo da accudire.
Ecco, è qui che capisci quanto puoi “rivendere” il tuo essere insegnante riuscendo a vedere un traguardo in un sorriso di un bambino, anche in mezzo alla polvere.
Il racconto di Gianluigi
Arrivati a Oussouye siamo andati all’ospedale e ho documentato la maternità finanziata da Kasomay.
Sono entrato a salutare le nuove mamme con i loro pargoletti.
Gilberto e Marcello ci hanno poi portato dai bambini che l’associazione segue per la fisioterapia. Lì i pediatri, insieme a Marcello, hanno fatto le visite e con il fisioterapista – una persona davvero deliziosa – abbiamo condiviso alcuni casi complessi.
Ma il bello per noi doveva ancora venire.
Con il “motore” Alessandro ci siamo infilati in una stanzetta e abbiamo iniziato a visitare e operare alcuni casi… diciamo “non proprio semplici”, portati da Marietou.
All’inizio un po’ di diffidenza da parte del personale, ma poi la coppia affiatata ha conquistato tutti: pazienti e sanitari. A un certo punto l’unico medico dell’ospedale è venuto a chiederci un parere su alcuni casi del pronto soccorso e dei ricoverati. Da lì il clima è cambiato: più apertura, più collaborazione.
Siamo stati accettati… anzi, direi proprio richiesti.
Il mio francese? Non proprio fluente 😅
Direi che parlo da schifo, sparo una quintalata di stupidaggini… ma almeno li faccio ridere. Una maratona tra medicazioni e piccoli interventi, con tante persone davvero bisognose di cure, portate da Marietou.
E poi Alessandra, macchina da guerra sempre sul pezzo, ci trascina dalle suore che gestiscono un orfanotrofio per bambini dai 6 anni in su.
Si accorda con la madre superiora per la giornata di domani… che promette di essere molto emozionante (poi capirete perché).






