Giorno 11 – Boudediette

Il racconto di Mariaiva

​Aita arriva alla farmacia del poste de santé per ritirare i medicinali per la sua bimba. È un’insegnante della scuola dell’infanzia, ma il suo direttore non l’ha avvertita dell’evento di formazione che abbiamo organizzato. È visibilmente dispiaciuta: la preoccupazione per ciò che i suoi alunni mangiano a merenda la tormenta. Con determinazione, ci chiede di andare da lei già il giorno seguente per parlare con i genitori.
​Non possiamo che accogliere il suo invito con gioia e, nonostante i numerosi impegni degli ultimi due giorni di missione, facciamo di tutto per organizzarci al meglio.

La sua scuola si trova a Boudediette, l’estremo lembo di terra attorno a Cabrousse, un villaggio di pescatori adagiato sulle rive del fiume che segna il confine con la Guinea.

​Valutiamo come raggiungere il villaggio: la strada è un tappeto di sabbia interrotto da enormi buche. Non possiamo rischiare la “salute” del nostro furgone. Così, il nostro collaboratore Robert ci organizza un passaggio su un taf-taf: una moto con un cassone e due panchine di legno appena appoggiate. Il viaggio dura una trentina di minuti; immersi nel fascino incredibile della savana, ci sentiamo parte integrante del paesaggio.

​Arrivati a scuola, il tempo di qualche scatto e di qualche imprecazione di chi teme di essere fotografato, e ci avviamo verso l’edificio. Per noi questo luogo ha un significato profondo. Qui Sergio, fratello di Simonetta, amava venire per leggere storie ai bambini. Una sua foto lo ricorda ancora oggi: è un’emozione forte sia per chi l’ha conosciuto, sia per chi ne ha solo sentito parlare, comprendendo l’amore che lo spingeva fin qui.

​​Aita ci aspetta. Ha radunato alcuni maestri della primaria, molte mamme, il capovillaggio e l’immancabile nugolo di bambini festanti. Si rivela una donna tanto intelligente quanto caparbia: ha conservato tutti gli incarti delle merendine consumate dai bambini quel giorno.
​È una prova tangibile, un modo efficace per scuotere gli animi. Partendo da quei rifiuti, i nostri pediatri spiegano le patologie legate alla cattiva nutrizione, proponendo alternative sane. È incredibile quanta ricchezza offra la varietà di frutta e verdura locale, eppure snack industriali e caramelle vengono ancora percepiti come simboli di modernità e progresso.

​La discussione si anima positivamente; ognuno offre il proprio contributo. Anche Marietou e Robert scendono in prima linea: la salute dei piccoli deve essere una priorità assoluta per l’intera comunità. Illustriamo anche i nostri giochi didattici.

Mentre l’incontro volge al termine e i bimbi escono dalle classi, restiamo commossi nel vedere le attenzioni che tutti riservano a una compagna con disabilità. La aiutano con delicatezza a salire sulla carrozzina; lei ci guarda, sorride e ci saluta.
​Nel frattempo, Alessandro si rende utile con il suo solito entusiasmo. Nel villaggio sembra esserci un’estesa epidemia di tinea capitis (tigna).
Invitiamo tutti i presenti a venire il giorno seguente al poste de santé per le cure necessarie.

​Risaliamo sul nostro taf-taf mentrçe il sole scende verso l’orizzonte. Incrociamo chi rientra al villaggio e un gruppo di ragazzi che si allenano alla lotta tradizionale in mezzo alla sabbia. Ci salutiamo da lontano, urlando e agitando le braccia.
Qui, il saluto scambiato con chiunque si incontri resta la cosa più bella.
​Kasumay… Kasumay Cap!