Il racconto di Mariaiva
Aita arriva alla farmacia del poste de santé per ritirare i medicinali per la sua bimba. È un’insegnante della scuola dell’infanzia, ma il suo direttore non l’ha avvertita dell’evento di formazione che abbiamo organizzato. È visibilmente dispiaciuta: la preoccupazione per ciò che i suoi alunni mangiano a merenda la tormenta. Con determinazione, ci chiede di andare da lei già il giorno seguente per parlare con i genitori.
Non possiamo che accogliere il suo invito con gioia e, nonostante i numerosi impegni degli ultimi due giorni di missione, facciamo di tutto per organizzarci al meglio.
La sua scuola si trova a Boudediette, l’estremo lembo di terra attorno a Cabrousse, un villaggio di pescatori adagiato sulle rive del fiume che segna il confine con la Guinea.
Valutiamo come raggiungere il villaggio: la strada è un tappeto di sabbia interrotto da enormi buche. Non possiamo rischiare la “salute” del nostro furgone. Così, il nostro collaboratore Robert ci organizza un passaggio su un taf-taf: una moto con un cassone e due panchine di legno appena appoggiate. Il viaggio dura una trentina di minuti; immersi nel fascino incredibile della savana, ci sentiamo parte integrante del paesaggio.
Arrivati a scuola, il tempo di qualche scatto e di qualche imprecazione di chi teme di essere fotografato, e ci avviamo verso l’edificio. Per noi questo luogo ha un significato profondo. Qui Sergio, fratello di Simonetta, amava venire per leggere storie ai bambini. Una sua foto lo ricorda ancora oggi: è un’emozione forte sia per chi l’ha conosciuto, sia per chi ne ha solo sentito parlare, comprendendo l’amore che lo spingeva fin qui.
Aita ci aspetta. Ha radunato alcuni maestri della primaria, molte mamme, il capovillaggio e l’immancabile nugolo di bambini festanti. Si rivela una donna tanto intelligente quanto caparbia: ha conservato tutti gli incarti delle merendine consumate dai bambini quel giorno.
È una prova tangibile, un modo efficace per scuotere gli animi. Partendo da quei rifiuti, i nostri pediatri spiegano le patologie legate alla cattiva nutrizione, proponendo alternative sane. È incredibile quanta ricchezza offra la varietà di frutta e verdura locale, eppure snack industriali e caramelle vengono ancora percepiti come simboli di modernità e progresso.
La discussione si anima positivamente; ognuno offre il proprio contributo. Anche Marietou e Robert scendono in prima linea: la salute dei piccoli deve essere una priorità assoluta per l’intera comunità. Illustriamo anche i nostri giochi didattici.
Mentre l’incontro volge al termine e i bimbi escono dalle classi, restiamo commossi nel vedere le attenzioni che tutti riservano a una compagna con disabilità. La aiutano con delicatezza a salire sulla carrozzina; lei ci guarda, sorride e ci saluta.
Nel frattempo, Alessandro si rende utile con il suo solito entusiasmo. Nel villaggio sembra esserci un’estesa epidemia di tinea capitis (tigna).
Invitiamo tutti i presenti a venire il giorno seguente al poste de santé per le cure necessarie.
Risaliamo sul nostro taf-taf mentrçe il sole scende verso l’orizzonte. Incrociamo chi rientra al villaggio e un gruppo di ragazzi che si allenano alla lotta tradizionale in mezzo alla sabbia. Ci salutiamo da lontano, urlando e agitando le braccia.
Qui, il saluto scambiato con chiunque si incontri resta la cosa più bella.
Kasumay… Kasumay Cap!























