Giorno 7 – L’orfanotrofio di Oussouye

A raccontarci della giornata oggi sono le parole di Mariaiva

​Cronaca di un incontro: L’Orfanatrofio Santa Teresa del Bambin Gesù

Appena il tempo di entrare e accomodarci sotto una pagoda all’esterno, che i più piccoli ci sono già addosso. Forse siamo noi a incuriosirli con il nostro aspetto così diverso, o forse rappresentiamo semplicemente un’occasione per ricevere attenzioni.

Ci scrutano, ci toccano, cercano di aprire con dita agili le scatole di medicinali che abbiamo portato per le visite mediche. È una missione impossibile arginarli: ne fermi uno e un altro spunta dal lato opposto. Per qualche istante, la situazione è piacevolmente fuori controllo.

​Poi, il richiamo di una suora. Non urla, non strepita; le basta un breve cenno, un invito dolce, e i piccoli si allontanano seguendola come pulcini dietro a una mamma chioccia.

​Colpisce la serenità di questi bambini. Sono ben curati e interagiscono tra loro con equilibrio: sono vivaci, certo, ma privi di ogni traccia di aggressività. Questi sono solo i più piccoli; i “grandi” di 4 o 5 anni sono a messa. Arriveranno più tardi nelle loro divise con l’effigie di Santa Teresa del Bambin Gesù, la patrona che dà il nome all’orfanatrofio.

​Il denominatore comune di tutti? I “moccoli” al naso. È una visione che fatico a reggere, così tiro fuori i fazzoletti e inizio a pulire qualche nasino, pur sapendo che è una battaglia persa in partenza.

​​Ciò che scuote di più è la loro ricerca del contatto visivo. Cercano un momento esclusivo, un istante in cui gli sguardi si incrociano e si riconoscono; le loro manine curiose inseguono i lineamenti del mio viso. Mentre pulisco nasi, li prendo in braccio o li aiuto a rivestirsi dopo le visite, non capisco bene se mi sento più mamma o nonna. Ma in fondo non importa: forse sono entrambe le cose.

​La Madre Superiora, che coordina il personale e le consorelle, si dimostra una donna aperta e moderna. Ha accolto con entusiasmo la nostra proposta di un corso sulle manovre di disostruzione pediatrica. Ne conosce già le basi, ma come dice lei:
​”Non si finisce mai di imparare, e un ripasso non può che fare bene.”

​La domenica pomeriggio, l’atmosfera si anima ulteriormente con l’arrivo degli scout e delle guide, che fanno giocare i bambini più grandi nello spiazzale della loro sede. È uno spettacolo prezioso: ragazzi che si prendono cura di bambini, un’occasione di crescita profonda e reciproca.